Realizzo siti web multilingua che parlano la lingua dei tuoi clienti internazionali. Senza anticipi, senza sorprese. Paghi solo se il risultato ti piace.
7 giorni
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Preventivo senza sorprese
Il problema
Se vendi servizi o prodotti fuori dall'Italia, un sito solo in italiano ti esclude dai clienti stranieri. Un sito web multilingua non è un lusso, è la porta d'accesso ai mercati internazionali. Molti professionisti e PMI rinunciano perché pensano costi troppo o richieda tempi lunghi.
La soluzione
Io realizzo siti web multilingua con una struttura tecnica solida, ottimizzati per i motori di ricerca in ogni lingua. 7 giorni lavorativi, preventivo fisso e nessun anticipo. Se non sei soddisfatto, non paghi nulla.
Struttura multilingua corretta
Ogni lingua ha il suo dominio o sottodirectory, con hreflang corretto e metadati tradotti. I motori di ricerca capiscono subito quale versione mostrare al visitatore giusto.
Tempi di consegna certi
7 giorni lavorativi e il sito è online. Niente discussioni su scadenze, niente rinvii. Sai esattamente quando il tuo sito multilingua sarà pronto.
Zero anticipi, paghi se soddisfatto
Vedi il risultato finito prima di pagare. Se non corrisponde alle tue aspettative, non devi versare nulla. Il rischio è mio, non tuo.
Preventivo fisso e trasparente
Niente extra nascosti, niente sorprese in fattura. Sai da subito quanto costa il tuo sito multilingua e cosa include il lavoro.
Perché scegliermi
Le agenzie web
Luca Baghin
Prezzi
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Tutti i prezzi IVA esclusa. Paghi solo a progetto completato.
Un sito web multilingua rappresenta il 35% delle presenze digitali B2B globali nel 2024 secondo i dati di Statista. Non si tratta solo di tradurre contenuti: richiede scelte architettoniche precise (hreflang, dominio locale vs. ccTLD, sottocartelle per lingua) che determinano il posizionamento su Google in ogni mercato. Sbagliare la struttura iniziale significa perdere mesi di ranking su mercati specifici.
Esistono tre approcci dominanti: domini ccTLD separati (.fr, .it, .de), sottodirectory per lingua (/fr/, /it/), e sottodomini (fr.dominio.com). Google riconosce tutti e tre, ma con implicazioni diverse sul consolidamento dell'autorità di dominio. Nel modello ccTLD, ogni mercato ha autorità indipendente – perfetto per brand con strategie geografiche diverse e investimenti marketing locali significativi. Le sottodirectory mantengono l'autorità centralizzata e semplificano la gestione tecnica: una agenzia italiana che serve clienti in Francia e Germania può usare /fr/ e /de/ senza frammentare il budget di link building. I sottodomini rappresentano un compromesso rischioso: Google li tratta come domini separati ma meno forti dei ccTLD, adatti solo a contenuti specializzati come blog o documentazione tecnica di nicchia.
L'hreflang è il tag HTML che dice a Google quale versione linguistica servire a ogni utente. Senza hreflang, il motore di ricerca applica euristiche approssimative e spesso sbaglia assegnazione geografica. Concretamente: un e-commerce tedesco che serve anche Austria deve collegare reciprocamente le versioni con <link rel="alternate" hreflang="de-DE" href="https://dominio.de/de/"> e <link rel="alternate" hreflang="de-AT" href="https://dominio.de/at/">. L'errore più comune è dimenticare il tag di auto-referenza: ogni pagina deve includere anche il riferimento a se stessa (hreflang="it" per la versione italiana). In XML sitemap, l'hreflang si aggiunge nel tag <xhtml:link>. Se gestisci 4 lingue, ogni pagina avrà 4 tag hreflang: uno per ogni lingua più il tag x-default per utenti con lingue non previste. Google verificherà la reciprocità: se /it/ punta a /fr/, allora /fr/ deve puntare a /it/, altrimenti ignora i tag.
Il contenuto duplicato non genera penalità diretta su siti multilingua ben strutturati, ma consuma budget di crawl di Google e disperde segnali di ranking. Tre difese essenziali: primo, hreflang implementato correttamente (visto sopra) comunica a Google che le versioni sono intenzionali e non duplicati. Secondo, canonical tag strategico – su un sito con /it/ e /fr/, il canonical interno punta a sé stesso, non a una versione centralizzata. Terzo, uso intelligente di robots.txt e noindex: evita di indicizzare parametri URL tipo ?lang=it per la stessa pagina già in /it/. Una banca che offre servizi identici in Italia, Spagna e Francia deve comunque differenziare i contenuti per territorio: aggiungere dettagli sulla conformità normativa locale (GDPR specifico per l'UE, normative bancarie per paese), testimonial da clienti locali, studi di caso geograficamente rilevanti. Questo non è SEO: è strategia di contenuto che il motore di ricerca premia naturalmente perché serve meglio l'utente.
La velocità è fattore di ranking globale dal 2021 (Core Web Vitals). Un sito multilingua aggiunge complessità: se ospiti 8 versioni linguistiche su una sola infrastruttura, il database cresce, le query si moltiplicano. Google ha provato che il passaggio da 2 a 4 secondi di caricamento aumenta la probabilità di rimbalzo del 24%. Su un sito multilingua, la soluzione è CDN geografico: Cloudflare, Akamai, o AWS CloudFront memorizzano i contenuti su server vicini agli utenti finali. Un cliente tedesco che accede a dominio.it/de/ verrà servito da un nodo Germania, non da server Italia. Il costo medio è 20-50 €/mese per traffici medi. Alternativa: lazy loading per immagini e contenuti, minificazione CSS/JS (riduce dimensione file del 30-40%), e server-side rendering se usi framework moderni. Misura il Core Web Vitals con Google PageSpeed Insights: se LCP (Largest Contentful Paint) supera 2.5 secondi, il ranking soffre immediatamente.
L'architettura di navigazione per siti multilingua deve risolvere un conflitto: il menu deve mostrare tutte le lingue, ma non appesantire l'interfaccia. Due modelli vincenti: il selettore dropdown (flag o testo 'IT / EN / DE') posizionato in alto a destra, che apre un menu con le lingue disponibili. Questo occupa minimo spazio visivo. Secondo modello: una pagina di lingua intermedia (dominio.it/scelta-lingua/) con pulsanti larghi per ogni lingua e rilevamento automatico basato su geolocalizzazione IP – utile per siti con audience internazionale che non sa come navigare. A livello di URL, la navigazione breadcrumb deve mostrare la lingua corrente: Home > Servizi > Consulenza, mai > Servizi > /it/ > Consulenza. Questo migliora l'UX. Nel footer, includi sempre il link al language switcher e una nota: 'Stai navigando nella versione italiana. Cambia lingua' con link esplicito. Per il mobile, il flag language picker può essere ridotto a icona, ma deve rimanere facilmente raggiungibile con un tap.
Mito 1: 'Tradurre automaticamente con Google Translate è sufficiente'. Falso. Google Translate commette errori semantici che distruggono il ranking su termini di coda lunga – uno studio del 2023 ha registrato errori di traduzione nel 18% dei contenuti finanziari automatizzati. La traduzione umana o umano-verificata è essenziale per nicchie dove la precisione influisce su conversion (B2B, sanità, legale). Mito 2: 'Un dominio internazionale .com funziona per tutte le lingue'. Non ottimale. Google dà boost ai ccTLD (.it per Italia, .de per Germania) soprattutto in ricerca locale – pagine su .com si posizionano comunque, ma dietro competitor con ccTLD locale. Mito 3: 'La geolocalizzazione IP è sufficiente, non serve hreflang'. Errato. L'hreflang è necessaria soprattutto per utenti VPN o da paesi diversi dal previsto – serve a Google, non solo al browser. Mito 4: 'Più lingue = più traffico garantito'. Dipende. Se traduci in lingue con concorrenza altissima (inglese, francese), serviranno budget e linkbuilding per emergere. Lingue di nicchia (sloveno, greco) hanno meno volume ma minor concorrenza.
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