18 novembre 2025

Quando Luca arriva da me, ha le idee abbastanza chiare su cosa gli serve.
Le richieste sono due:
L’idea della piattaforma era interessante: una videodispensa in stile YouTube, ma privata, legata al singolo paziente o al tipo di percorso.
Un modo per accompagnare i suoi clienti nel tempo, non solo con la visita in studio, ma con contenuti fruibili da casa.
La parte sbagliata, però, arriva subito:
ci accordiamo a voce, senza nessun contratto scritto.
Nessun documento firmato, nessuna clausola chiara, niente che definisse tempi, modalità, responsabilità, consegne e pagamenti oltre all’anticipo.
Errore mio. E me lo prendo tutto.
Partiamo dal sito.
Mi metto al lavoro e ricostruiamo la sua presenza online:
Insomma, un restyling fatto come si deve, allineato alla sua figura professionale.
Il sito viene rifatto e il lavoro, da parte mia, viene portato a termine correttamente.
Potete vedere il sito web rifatto qui.
A quel punto, chiusa la parte più “standard”, si passa alla vera parte su misura: la piattaforma.
Qui entriamo nel vivo della personalizzazione.
Luca voleva una piattaforma che non fosse un semplice blog o un’area download.
Voleva un sistema strutturato dove:
Dal punto di vista tecnico significa:
Non stiamo parlando di installare un plugin e via.
Parliamo di un lavoro su misura, studiato sui suoi bisogni, che ha richiesto tempo, analisi e sviluppo.
Dopo circa un mese di lavoro, la piattaforma è pronta.
Funziona, è testata, è utilizzabile.
Gli comunico lo stato d’avanzamento, pronto per la fase di consegna, feedback finali e saldo.
Ed è qui che succede l’assurdo.
Da un giorno all’altro, Luca sparisce.
Non risponde più ai messaggi su WhatsApp.
Non risponde alle chiamate.
Niente email, niente aggiornamenti, nessun “non mi piace”, nessun “fermiamoci qui”.
Silenzio totale.
L’unico segnale lo lascia al mio collega (quello che ci aveva messi in contatto), a cui dice in modo vago che il lavoro lo sta “commissionando a un’altra persona”.
Tradotto: io ho sviluppato tutta la piattaforma, ho finito il lavoro, ma lui ha deciso di:
Nessuna contestazione professionale, nessun problema tecnico reale, nessuna richiesta di modifica motivata.
Semplicemente, scomparso.
A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa potevo fare?
La risposta è semplice e amara: molto poco.
Perché il problema non era solo etico, ma legale.
Certo, dal punto di vista morale la situazione è chiarissima:
un professionista ha commissionato un lavoro, il lavoro è stato svolto, ma il professionista non ha rispettato il patto.
Dal punto di vista legale, però, senza contratto, il tutto si appoggia su accordi informali, messaggi, intese verbali. E anche se teoricamente c’è sempre qualcosa da cui partire, nella pratica ti ritrovi in salita, con tempo da investire in questioni legali che spesso non valgono la fatica.
Morale:
gli è rimasta una piattaforma pronta che non ha mai pagato del tutto, e a me è rimasto un mese di lavoro non saldato.
Questo episodio mi ha lasciato un fastidio ovvio, ma soprattutto una lezione molto chiara.
Che riassumerei così:
“Se non c’è un contratto, non c’è tutela.
E se non c’è tutela, ti stai affidando alla buona fede delle persone. Che non sempre c’è.”
Quali sono i punti chiave che mi porto a casa?
Da questa esperienza è nata una regola personale che oggi vale per ogni nuovo progetto, piccolo o grande:
Contratto sempre. Nessuna eccezione.
Che significhi accordo formale, lettera d’incarico, termini di servizio accettati, poco cambia.
L’importante è che ci sia:
E un’altra cosa:
se un cliente mostra fastidio quando si parla di contratto, meglio fermarsi prima di iniziare.
Racconto questa storia non per sfogarmi, ma perché fa parte della realtà di chi lavora in questo settore.
Nel portfolio è facile mostrare solo le cose belle: i siti nuovi, i grafici in crescita, i casi studio di successo, le testimonianze positive.
Ma dietro le quinte ci sono anche progetti che non vanno come dovrebbero, clienti che spariscono, lavori completati che non vengono mai pagati interamente.
Questo caso con Luca Martinelli è uno di quelli.
Non lo considero un fallimento tecnico, perché il lavoro è stato fatto e funzionava.
Lo considero una lezione professionale, che oggi mi fa essere più selettivo, più tutelato e più attento a come strutturo i rapporti con i clienti.
E se posso riassumere il tutto in una frase, è questa:
Visione, fiducia e collaborazione sono fondamentali.
Ma senza un contratto, rimangono appese nel vuoto.
Da qui in avanti, quella lezione non la dimentico più.
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